Scrivono per noi

Bolgheri
Leila Salimbeni, giornalista

Il territorio, nel mondo del vino, nasce quando un attore collettivo, la comunità di produttori, decide di condividere la propria traccia vitivinicola al fine di trovare una chiave condivisa di lettura, interpretazione e tessitura di quello che, a dirla con Nicola Perullo, è il tessuto istoriato - e sempre in movimento - del territorio. Appunto.

Così è nata anche la costellazione di tagli bordolesi della Costa Toscana racchiusi nella denominazione e nella cittadina di Bolgheri. Siamo nel comune di Castagneto Carducci, in provincia di Livorno, in quella parte di Maremma toscana che si estende tra le colline metallifere e la fascia di mare tra San Vicenzo e Cecina. I vigneti, affacciati sull’Arcipelago Toscano, col mare davanti e le colline a ridosso, beneficiano di un microclima mite e gentile, sempre asciugato e rinfrancato dai venti e irraggiato dal potere riflettente del mare che influisce non poco sull’attività di fotosintesi della vite.

Le prime testimonianze di vitivinicoltura in questo fazzoletto di Ecumene Terrestre risalgono al Medioevo, quando il territorio era punteggiato di monasteri e domini ecclesiastici. Dovremo attendere il volgere del 1600, tuttavia, per assistere, in quel di San Guido e di Belvedere, ai primi tentavi enologici sistematici operati dalla lungimirante famiglia Della Gherardesca, la stessa che ritroviamo nella prima metà del 1800 quando il Conte Guido Alberto assolderà alcuni esperti tra cui Giuseppe Mazzanti. Nacquero così, nel 1816, i primi vigneti sperimentali alle Capanne di Castiglioncello, dove si trova la prima vigna di Sassicaia, e nei fondi del Castelluccio (attualmente di proprietà Antinori), dove le scelte furono influenzate tanto dal territorio quanto dalla scuola francese che, allora come oggi, prospettava il primo modello di territorio e, per Bolgheri, suggeriva l'adozione di Gamay, Cabernet Sauvignon e Syrah. Quanto alla modernità, essa coinciderà con la spartizione, nel 1942, di fattoria Capanne divisa tra Carlotta, sposata Antinori, e Clarice, sposata con Mario Incisa della Rocchetta. Due famiglie e due tracce indelebili ma differenti: la prima, concentrata sull'enologia e la metodologia di vinificazione, la seconda, invece, sulla parte agronomica che rivoluzionerà mettendo a dimora, nel 1944, a Castiglioncello, un primo impianto popolato da ceppi di varietà mista su un terreno collinare ma riparato dai venti che, nel tempo, farà spiccare il Cabernet Sauvignon come pure s'accorsero Giacomo Tachis e da Emile Peynaud, padri spirituali del primo Sassicaia 1968. Fu precisamente questa etichetta, solo dieci anni dopo, nel 1978, a sbaragliare tutti i più famosi Châteaux francesi nel corso di una famosa degustazione londinese, condotta, ovviamente, alla cieca. Tutto il resto è storia: storia contemporanea.

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