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Il Lambrusco: tra diversità, identità e unicità
Irene Pinardi, collaboratrice di Passione Gourmet

Siamo abituati ad utilizzare la parola “unico” anche al plurale, “unici”. Come può essere molteplice un unico? Forse riferendoci al Lambrusco possiamo capire meglio, al di là della semantica, come la pluralità di caratteristiche che denotano questo vino, possano riunirsi e riferirsi ad un’unica identità.

L’origine stessa del termine Lambrusco ha una grande varietà di riferimenti storici e letterari.

”Vitis Labrusca” per i Romani - citata dagli stessi Virgilio e Catone - intesa come “ruscum” pianta selvatica e ancora con Ottorino Pianigiani, dal latino làbrum, ovvero margine (dei campi nello specifico) e da rùscus, pianta che punge il palato.

Molteplici sono anche i "cultivar" che partecipano, in purezza o in blend alla creazione del vino stesso, tra cui le più note Sorbara, Grasparossa, Salamino, Marani, Maestri. Altrettanto vario è il territorio di produzione del Lambrusco: la provincia di Parma, di Modena, di Reggio Emilia e di Mantova, con le rispettive otto denominazioni e IGP - Lambrusco DOC, Lambrusco di Sorbara DOC, Lambrusco Grasparossa di Castelvetro DOC, Lambrusco Salamino di Santa Croce DOC, Reggiano DOC, Colli di Scandiano e di Canossa DOC, Reno DOC e Bianco di Castelfranco Emilia IGT, Lambrusco di Modena, Lambrusco dell’Emilia e Lambrusco Mantovano.

Un vino inoltre dalle mille sfaccettature cromatiche: rubine nel Grasparossa, nel Salamino di Santa Croce e nel Mantovano, più chiare e rosate nel Sorbara ed infine scure e violacee nel Maestri e nel Marani.

Altrettanto plurale il bouquet portato al naso dalla rigogliosa spuma: dai sentori floreali della tipica violetta e della rosa, alla componente fruttata della ciliegia, della mora e del mirtillo fino alla spiccata freschezza e sapidità alla bocca.

Se originariamente la bollicina era ottenuta grazie alle temperature miti che risvegliavano gli zuccheri in bottiglia non ancora totalmente fermentati, oggi i metodi di vinificazione spaziano in base ai caratteri organolettici che più si vogliono esaltare.

Possiamo trovare infatti il Lambrusco ottenuto con metodo Martinotti oppure Classico, frizzante o fermo, rosato o vinificato in bianco, e l’originaria, e ora riscoperta, metodologia ancestrale.

Ne deriva quindi una diversa quantità di zuccheri contenuta in bottiglia, firma e scelta di ogni singola Cantina, dal Lambrusco Secco nature, fino all’Amabile, più dolce.

Un vino eclettico e versatile, dunque, che grazie alla sua duttilità sa sposarsi con la cucina tradizionale del territorio e in egual misura accompagnare le più sofisticate variazioni sul tema.

Se dunque, come è noto, la diversità è un valore, questo vino sa farne una vera e propria bandiera. Il Lambrusco è unico.

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