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Il Portogallo vitivinicolo: il vino in politica estera
Leila Salimbeni, giornalista

Per comprendere la storia vitivinicola del Portogallo bisogna seguire le rotte commerciali e mercantili dei suoi vini da e verso l'Inghilterra. Si tratta di una storia scandita da embarghi e da espropriazioni che non hanno mai eroso il patrimonio ampelografico della Nazione, tra i più ricchi al mondo: oltre 250 vitigni, tutti autoctoni. Questo fa del Portogallo l'undicesima potenza vitivinicola in termini di quantità di vino prodotto e la nona per quanto concerne il valore dell'export. Fattore determinante, oltre alla succitata storia mercantile, è il clima, tale da aver incoraggiato pratiche vitivinicole tanto radicate quanto, ovviamente, suggellate da rigidi sistemi di qualità. Il territorio è, infatti, solcato da numerosi confini naturali: catene montuose e corsi d'acqua dividono la zona, sostanzialmente montuosa, del Nord, da quella dell'entroterra, un susseguirsi di vallate e altipiani, a Est, e da quella a Sud consegnata, invece, all'influenza pacificante del mare e delle ampie pianure. Due sono, in questo contesto, le influenze più importanti: quella atlantica e quella continentale. Nella punta più settentrionale del Paese il clima, atlantico, è, per certi aspetti, anche nordico: questo ha determinato l'insediamento di varietà a bacca bianca come Alvarinho, Trajadura, Padernã e Loureiro da cui si ricava il cosiddetto Vinho Verde e, tra le varietà a bacca rossa, il Vinhão, da cui sortiscono vini leggeri e slanciati, innervati da acidità spiccate. Poco più a sud c'è la zona di Bairrada, donde arrivano vini profondi e penetranti, solitamente adatti a sperimentazioni spumantistiche e lunghi affinamenti in bottiglia. Similmente accade nella zona di Lisbona, mentre nella Penìnsula de Setùbal, oltre a rossi di buon potenziale, si trova il Moscatel de Setùbal. Quanto alle regioni continentali, Tràs-os-Montes gode dell'effetto delle montagne Marão e Montemuro e di un clima più secco, ideale alla produzione di vini, sia bianchi che rossi, di grande espressività e struttura. Ciò ci introduce alla zona del Douro, da cui arriva il Porto dove, seguendo il corso del fiume e lungo le valli dei suoi affluenti, una combinazione straordinaria di storia e morfologia dà vita a vini  fortificati straordinari ottenuti da Touriga Nacional, Tinta Roriz, Touriga Franca, Tinta Barroca, Tinto Amarela e Sousão, messi a dimora su terrazzamenti scavati a mano nel granito e nello scisto, in un paesaggio culturale di grande bellezza. Da segnalare, poi, la zona del Dão, coi suoi rossi eleganti e delicati, oltre a nobili bianchi, non di rado maturati in legno, da uve Encruzado. Scendendo ancora verso il mar Mediterraneo, stanno emergendo le zone della Beira Interior, del Tejo, dell'Alentejo e dell'Algarve. In mare aperto, infine, c'è Madeira, con l'omonimo elisir "cotto" sulle estufas, e le Azzorre, con vini che la straordinaria combinazione tra oceano Atlantico, colate laviche e vento rende salati e rocciosi, ossuti e strutturati.

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