Scrivono per noi

La Borgogna in pillole
Erika Mantovan, giornalista pubblicista

Racchiudere in poche righe un mondo tanto variegato e complesso come quello della Borgogna non è cosa semplice. Affatto. Anzi, crea molti interrogativi, già la sola parola ”Borgogna” evoca un luogo quasi fuori dal tempo. Una regione viticola che pare essersi fermata, da un lato, a quando ne furono tracciati i confini. Mentre dall’altra è una striscia di terra che dal Mâconnais a Chablis, passando per la Côte-d’Or, racchiude le rappresentazioni più belle del mondo di Pinot nero e Chardonnay. Qui nascono veri e propri modelli interpretativi di queste uve che, prima di essere legate a queste colline, ove a mezza costa trovano le loro migliori collocazioni, sono nel bicchiere innegabilmente diverse e assumono quello che Jacky Rigaux, professore e grandissimo degustatore, definisce il “Goût du terroir”. Ogni lieu-dit, ogni climat, parcella, appezzamento, diventa un’esperienza diversa. Un gusto diverso. Questo è forse quello che più contraddistingue la Borgogna rispetto a tutte le altre zone vitivinicole, siano esse di grido o meno. E poi c’è quell’unione data dalla smania espansionistica romano-gallica - che peraltro accomuna il nostro Belpaese alla Francia - e ancora il dialogo che nasce con il legno: i tonneaux. Che in Borgogna ci hanno pure fatto un libro, “La Noblesse du Tonneau”, per promuovere l'intera filiera vitivinicola e la capacità di innovazione dei mastri bottai, che hanno continuato a garantire il successo dei vini di Borgogna sui mercati mondiali. Ma, come tutti i vigneron, anche quelli di Borgogna sono sotto il cielo. I chicchi di grandine spogliano le viti del loro fogliame e segnano i grappoli esposti quindi anche a un possibile marciume.  Le grandinate e il gelo sono fenomeni che hanno sempre preoccupato e contraddistinto la qualità dei millesimi, che da 15 anni hanno visto, in Italia, un interesse marginale sempre più crescente. Sono poche, pochissime, le bottiglie di Premier Cru e dei 33 Grand Cru nel mercato, pari al 2% appena della produzione totale, perché gli appezzamenti tanto acclamati e ricercati sono molto spesso meno di un ettaro e le rese per ettaro sono bassissime (30-40 hl circa). Ma la latitudine della Borgogna più settentrionale consente comunque alla regione di beneficiare di più ore diurne rispetto ad esempio a Bordeaux, e i tramonti si possono ammirare anche fino alle 22:00. Il sole che scalda la terra è simile a quello dell'Aquitania, ed è proprio il sole che contraddistingue le buone annate che corrispondono a mesi di settembre e ottobre caldi e asciutti, ma non roventi. Il terroir è servito: savoir faire del vigneron, clima, e suolo.

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