Scrivono per noi

La parcellizzazione come strada di successo di una denominazione
Erika Mantovan, giornalista pubblicista

Sono pochi i terroir vinicoli fattivamente adatti ad essere parcellizzati, oltre la difformità dei suoli, che varia in pochi centinaia di metri, ci devono essere delle cultivar capaci di plasmarsi al terreno per dare voce alle caratteristiche degli orizzonti e dell’annata. Esempi mirifici di questi concetti esplicitati sono sicuramente il Pinot noir e il Nebbiolo dove si arriva a parlare di parcella prima ancora che del vino. Asili. Canubi. Cerretta. Vignarionda. Clos Saint Jacques, Clos Vougeot, Richebourg. Nomi diventati brand. Vigne prestigiose, iconiche, al netto del produttore e della stilistica elargita nei bicchieri. Un fatto che accade quando si crea una certa massa critica, la value è realtà quando è assodata la qualità di tutti gli interpreti del vigneto. Il mercato ringrazia: si possono fare parallelismi all’interno di una stessa dorsale e, essendo la quantità di prodotto per ogni referenza esigua, accadono due cose: i prezzi aumentano e i commercianti di vino sono praticamente costretti ad approvvigionarsi da più Case produttive. E, messi in carta le blasonate vigne, di grandi e meno grandi produttori, si crea lo spazio per costruire la piramide qualitativa, figlia del cosiddetto “effetto traino”. A fianco di questi due casi di successo si sono fatti strada altre denominazioni sfruttando proprio un lavoro di zonazione che porta all’ottenimento delle Menzioni geografiche aggiuntive, recentemente diventate UGA - i cru, per dirla alla francese - che identificano il vigneto e possono essere rivendicati dalle singole aziende che vantano appezzamenti in esse. Che devono avere una certa valenza storica in termini di produzione di vino per essere mappate. Restando in Piemonte, anche la zona del Nizza è riuscita ad elevarsi con l’opera di zonazione dei vigneti, lo stesso in Romagna, dove l’imbottigliato di vini con la menzione vigna continua a segnare il segno più. Non ultimo, l’Etna e le sue 133 contrade a testimonianza di come Sangiovese e Nerello Mascalese siano altre varietà in grado di leggere il terroir e restituire grandi differenze all’assaggio.

Quella della zonazione resta un lavoro che richiede tempo, ma soprattutto una risposta da parte dei produttori che devono iniziare a vinificare separatamente le parcelle. Etichette in più da aggiungere alla gamma produttiva ergo una scelta che arriva in tutta risposta del successo della denominazione e del suo stadio di sviluppo.

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