Scrivono per noi

Vitigni figli di un dio minore
Leila Salimbeni, giornalista

Poco c'entra, in effetti, che si creda o meno nell'esistenza del Grande Demiurgo. Quel che conta è, piuttosto, la sovrastruttura imposta dall'uomo sulla Vitis vinifera che, da sola, vanta una elevatissima variabilità varietale, compresa tra i 10.000 ed i 20.000 vitigni nel mondo (Ambrosi H. et al., 1997). Di questi, tuttavia, solo alcuni di questi "individui" sono stati selezionati dall'uomo che, a seconda della sua storia agricola, li ha permeati di un fascino direttamente proporzionale  alle aspettative produttive e, dunque, commerciali.

Il fenomeno della erosione genetica continua così ancora oggi, ma è incominciato con la crisi fillosserica che è stata, senz'altro, la maggiore causa documentata di erosione del germoplasma viticolo a livello universale. A ciò si aggiungono, come detto, le ragioni del mercato che sono, poi, le ragioni dell'uomo, le quali non sono, peraltro, sempre strategiche da un punto di vista produttivo a lungo termine. Così, sono andati via via scomparendo vitigni che solo adesso, con la rivincita dell'autoctono, stanno invece tornando nelle grazie dei produttori. È dunque questo, forse, il momento di dirlo a gran voce o, quantomeno, di ricordarlo, che il valore che attribuiamo alle cose del mondo è (quasi) sempre una costruzione, e dunque una costrizione, di tipo culturale e, come tale, è sempre arbitrario e sempre sindacabile.

Allo stato naturale delle cose, infatti, non è affatto vero che un Nebbiolo abbia più valore di un Grignolino, né che il Pinot noir sia più nobile del Gamay. È l'uomo che vi ha edificato sopra le sue sovrastrutture, ivi compresa quella, insidiosissima, del gusto che, come va professando Massimo Montanari, essendo tra le prime costruzioni assimilate culturalmente dall'uomo, sebbene sia la più arbitraria, è anche quella più assolutizzata. Con delle conseguenze affatto trascurabili perché se è vero, com'è vero, che il germoplasma è l'unica risorsa genetica a garantire la sopravvivenza ed il miglioramento produttivo della specie, è pure vero che maggiore è la variabilità genetica maggiori sono le potenzialità della specie stessa.

In Italia, alle vaste superfici ricoperte da pochi, principali vitigni, fa da contraltare un nutrito gruppo di varietà di vite da vino con una diffusione inferiore a 1.000 ettari ciascuno, come Asprinio, Aleatico, Fiano, Lacrima, Ribolla gialla e Sagrantino, per non parlare, poi, di varietà reliquiarie, o in via d'estinzione (superficie inferiore a 10 ha) come la Dorona delle isole veneziane o il Pugnitello e il Foglia Tonda in Toscana.

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