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La storia del vino in Alsazia
Erika Mantovan, giornalista pubblicista

Ripercorrere la storia della vite in Alsazia è piuttosto complesso ma cercheremo sommariamente di farlo iniziando a dire che lo sviluppo della viticoltura è strettamente legato agli avvenimenti che si sono susseguiti nei secoli. Pare infatti che l’Alsazia sia tra le più antiche regioni viticole del mondo. La vigna, che esisteva già in stato selvatico, ha subito uno straordinario sviluppo con la colonizzazione da parte di Roma, iniziata nel 58 A.C. e il conseguente impianto di vigneti.

I vini prodotti erano così buoni che l'imperatore Domiziano, messo alle strette dai produttori italiani, emanò un decreto protezionistico, richiedendo l’espianto dell’allora parco vigneto alsaziano. Una imposizione mai applicata, poi annullata, tra il 276 e il 282, dall’imperatore Probo.

Nel Medioevo, con la fondazione di numerosi monasteri, i metodi di coltivazione vennero conservati e  tramandati alle generazioni successive, nel IX secolo l'Alsazia esportava già in quelle che sono le attuali Olanda, Svizzera e Germania. Il successo venne poi frenato, e con non poche conseguenze a seguire dello scoppio della Rivoluzione Francese, che causò la confisca dei beni della Chiesa e la nascita del libero commercio.

In seguito non fu tanto meglio, con l'invasione tedesca del 1870 seguita dall’arrivo della fillossera, inizia una fase di abbandono della campagna proseguita dopo i conflitti mondiali. Fortunatamente il governo francese iniziò una serie di iniziative per incentivare la produzione di vino iniziando dalla ricostruzione delle cantine. Siamo arrivati ai giorni nostri, attualmente la regione conta una ventina di cooperative, che controllano circa il 35% della produzione, i “négociants”, che producono in proprio meno del 5% della produzione regionale ma che con l’acquisto di uva o vino da parte di produttori di rappresentano il 40% del totale e un controllo di 5500 ettari.

E infine i “vignerons-récoltants", che rappresentano il 20% della produzione, ossia quasi 3000 ettari. Dal punto di vista paesaggistico, le colline d’Alsazia si arredano di lunghi chilometri di muretti a secco, costruiti tra il 12° al 18° secolo quando la pietra e il legno iniziano a combinarsi per migliorare e controllare il suolo e la sua lavorazione. Anche descritta come la “sorella maggiore di Borgogna”, per via degli oltre 800 diversi tipi di terreno, la superficie vitata d’Alsazia odierna è pari a15.500 ettari; il terrori si compone di calcare, argilla, scisto e gesso. L’apice qualitativo è racchiuso nei 51 Grand Cru, che rappresentano appena il 5% della produzione.

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