Château Léoville Poyferré

Tratto da: Passione Gourmet - 19/04/2022

 

LA STORIA CONTEMPORANEA

Siamo in quel di Saint-Julien, negli anni del signore 2014, 2015, 2016, 2017 e 2018. Siamo in quel di Saint-Julien, si diceva, ma non in un punto qualunque dei 908 ettari di questa appellation della rive gauche quanto, piuttosto, presso uno in particolare, al secolo Château Léoville Poyferré, dei circa 20 vignerons che ivi imbottigliano, e tutti in proprio, il frutto di questa particolare area del Médoc.

Il suolo, a Saint-Julien, è uniformemente attraversato da uno strato di ghiaia assiso su uno sperone di argilla calcarea: sono le graves di deposito alluvionale levigate dalla Gironda, che solca il paesaggio viticolo di Bordeaux. Il clima, mitigato dall’Estuario, si rivela particolarmente clemente nei confronti del Cabernet-Sauvignon che, difatti, ha qui il suo buen retiro, tanto che i vini di Saint-Julien vantano, ed è notorio, maggior condiscendenza, maggior affabilità rispetto a quelli del confinante Pauillac, e sono trasversalmente attraversati, lo vedremo, da una freschezza simile a uno zefiro mentolato: una ventata che ne rinfresca l’altrimenti sensuale e voluttuosa percezione, consegnandoci il ritratto di quello che potremmo definire, né più né meno, che un modernista bordolese.

 

STORIA PASSATA E FILOSOFIA PRODUTTIVA ODIERNA

E giacché la storia non è altro che la cronaca delle vicende umane, e ciò è tanto più vero a Bordeaux rispetto che altrove, diciamo subito che la storia moderna di Château Léoville Poyferré comincia con la disgregazione del fondo di Blaise-Antoine de Gascq che possedeva, intorno alla fine del Settecento, tutta l’area di Saint-Julien. Passato dunque, tramite matrimonio, nel 1840, al Barone Jean-Marie de Poyferré, che giustappose il suo nome a Léoville, venne classificato come Deuxième Cru nel 1855 e nel 1920 passerà alla famiglia Cuvelier, che ancora lo possiede e ne tratteggia, anno dopo anno, la stilistica, inanellando anche certificazioni che parlano della sua sensibilità ambientale come il “Système de Management Environnemental” (SME) e l'”Haute Valeur Environnementale” di livello 3 – il livello più alto – dalla vendemmia 2017.

Uno dei momenti salienti da un punto di vista enologico coincide col 1994 quando lo Château si avvale della consulenza di quello che Armando Castagno, nella sua dispensa su Bordeaux, definisce come un “enologo celebre per i suoi morbidi rossi di Riva Destra”, Michel Rolland, cui fu affidato il compito, presto esaudito, di riscrivere la percezione di un vino fino a quel momento conosciuto più per le sue vibrazioni metalliche che per la sua piacevolezza, tanto da aver acquisito il soprannome di Léoville Voie-ferré (ovvero “via ferrata”, sempre Castagno).

Parallelamente all’attività di Rolland, che ammansisce le asperità consegnando un vino più delicato ma, nelle annate migliori, di innegabile importanza, a livello agronomico Château Léoville Poyferré è oggi diretta da Bruno Clenet e David Aguirre che hanno imposto una filosofia in cui la potatura è l’unica forzatura, osservata mediante il tradizionale metodo del doppio guyot, che consente di limitare preventivamente il numero di grappoli per ceppo ricorrendo, all’uopo, anche al diradamento. Ciò, ovviamente, per quanto riguarda l’etichetta storica: perché da quando a decidere è monsieur Rolland esiste, infatti, anche un second vin ottenuto dal declassamento di alcuni dei vigneti di proprietà, e sempre sua è l’intuizione di posticipare, previa verifica della maturità tannica degli acini, la data di vendemmia delle uve.

LA VERTICALE

Spalmato su 80 ettari e suddiviso in più gruppi, il parco vigneti di Château Léoville Poyferré ha un’età media di 38 anni, e si ritrova proiettato puntualmente nella composizione dei suoi vini (63% Cabernet Sauvignon, 25% Merlot, 7% Petit Verdot, 5% Cabernet Franc) di cui fanno parte anche i 20 ettari di Chateau Moulin Riche, un vigneto monopole che regala un’espressione unica, solista, del terroir, costituito da terrazzi di ghiaia di Mindel e sottosuolo sabbioso-argilloso.

Clima tendenzialmente mite, elevata umidità e irraggiamento hanno caratterizzato le insidie di un’annata vecchio stile, cui “l’estate indiana” ha contribuito incoraggiando una maturazione significativamente tardiva delle uve e una vendemmia “classica”, incominciata il 14 ottobre. L’assemblaggio, composto da 60% Cabernet Sauvignon, 35% Merlot, 3% Cabernet Franc e 2% Petit Verdot, consegna un colore oggi granato ma significativamente attraversato da bagliori color porpora. I profumi sono molto affascinanti e spaziano in un repertorio di cioccolato, menta, rosa e perfino un ché di nocciolo di pesca, su un palato affusolato, inspessito e ritmato da tannini fitti e fini. Raffinato, si offre al palato conciliando le tipiche note di astringenza giovanili a quelle, più condiscendenti, dell’età adulta. Da bere ora. 90/100

CHÂTEAU LÉOVILLE POYFERRÉ 2015

Aumenta leggermente il saldo di Cabernet Sauvignon (al 65%) a scapito del Merlot in questa annata considerata straordinaria per l’inverno freddo e le precipitazioni puntuali. Brillante e vivacissimo al colore, questo espressivo Saint-Julien agli aromi di crème de cassis combina una nota di corteccia di pino appena tostata e roccia spezzata. Lussureggiante nella sua maturità, complessità e croccantezza, l’intelaiatura tannica è un’architettura complessa dalla quale affiora una sapidità e una freschezza di menta e cioccolato, come di After Eight, trasversale a tutte a tutte le annate. Ma l’abbondanza delle salienze olfattive, tra cui il bel carattere fruttato che palesa, oltre al cassis, anche il ribes e la mora, abbisogna di trovare un contraltare anche al palato, al momento caratterizzato invece da una certa magrezza. Come tanti dei migliori Bordeaux, prenderà ciccia con gli anni, pochi, in questo caso. 93/100

CHÂTEAU LÉOVILLE POYFERRÉ 2016

Un’annata caratterizzata da un inverno e da una primavera piovosi. Ma dal primo giorno d’estate, finalmente, il sole e l’assenza di precipitazioni hanno asciugato il terreno, provato dalle piogge, e riequilibrato la situazione idrogeologica. Ancora giovane e reduce da questi estremi, il 2016 si veste di un color granato brillante, attraversato da riflessi violacei. Frutta nera, l’onnipresente cassis, la pasta di mirtilli e la purea di more esplodono nel calice, mentre le erbe balsamiche, il cerfoglio tra tutte, caratterizzano l’olfatto attraversato dalla ormai familiare vena fredda, a lacerare la concentrazione della giovinezza, lasciando affiorare pure note di grafite e carboni. Sopraggiungono dunque le spezie, pan di zenzero e noce moscata al retrolfatto, a placare un sorso esuberante di tannini virgulti, minacciosi, al momento prevaricanti. Impiegherà molti anni prima di raggiungere la sua acme. 91/100

CHÂTEAU LÉOVILLE POYFERRÉ 2017

Il 2017, non troppo dissimile dai suoi compagni di sventura aventi il numero sette come costante, è stato caratterizzato da un inverno molto secco, da gelate primaverili tardive e da un’estate eccezionalmente calda. Ne sortisce, assieme al 2014, un vino profondo ma da bere già adesso. All’olfatto, infatti, vanta tanta definizione quanta leziosità: bacche di Goji e susino selvatico si avvitano insieme a suggestioni di cedro, riccioli di matita, note di pesca bianca, fresia e, ancora una volta, mentolo. Al palato ha densità, sale e un tannino raffinato ancorché un po’ asciugante sul finale, e un’acidità viva che lascia presagire un buon potenziale evolutivo. 89/100

CHÂTEAU LÉOVILLE POYFERRÉ 2018

Ancora estremi per l’annata 2018, dicotomica tra la stagnante umidità e l’inamovibile siccità. Ne sortisce un vino potente ma quasi senza peso – per il momento – tanto estratto quanto etereo, freddo e caldo al contempo. Coerente nelle note di crème de cassis ma incalzato da presagi primaverili di violette e infantili di grafite e carboncino, appare straordinariamente concentrato eppure, come detto, anche aereo, e, soprattutto, molto persistente nel finale. Un vino da auscultare nel tempo, e riempirne la cantina. 92/100

* I vini di Château Léoville Poyferré sono importati e distribuiti, in Italia, da Partesa.

** Tutte le foto provengono dal sito aziendale.

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