Pragmatismo e sensibilità

Tratto da: Spirito di Vino - 108 - p. 56-57

Pronti, Partesa, via!


A tu per tu con Alessandro Rossi: il gentiluomo della distribuzione italiana che punta sulla dinamicità e i monovitigni.

Quando arrivo, in anticipo, presso il ristorante in cui abbiamo deciso di ambientare l'intervista, lui è già lì. Alessandro Rossi è una di quelle persone cui tutto sembra apparire misteriosamente semplice, e magari lo è davvero per lui che, appena passati i quarant'anni, è già resposabile della categoria vino della società punto di riferimento in Italia nei servizi di vendita, distribuzione, consulenza e formazione per il canale ho.re.ca.

Si tratta di Partesa, società che, parlando del solo segmento vino, movimenta circa 10 milioni di bottiglie l’anno, muove una forza vendita di decine tra venditori e specialisti di prodotto, e di cui lui è national category manager wine. Complice, forse, l’urbanità innata e l’eleganza del portamento nonostante il metro e 90 abbondante di altezza, la carnagione chiarissima e gli occhiali oscurati d'ordinanza, approfitta del nostro incontro per farci assaggiare due bottiglie di una nuova, piccolissima realtà: una miniatura di nome Mito che, a ben vedere, è l’esatto emblema della rivoluzione che sta innervando la società da quando si è deciso, ormai diverso tempo addietro, di differenziare e personalizzare i servizi alle aziende, sia nel micro che nel macro.

«Oggi Partesa contempla e rappresenta anche aziende territoriali che lavorano su quantitativi minimi, gestiti per assegnazione e pertanto allocati solo presso quelle realtà che sono in grado di valorizzarle». Come accaduto a questo Greco e questo Aglianico che, con la loro felice, raffinata eloquenza, sono testimoni del nuovo corso di una società che, oggi, appare matura al punto da poter lavorare che su piccoli quantitativi.
Una scelta che si è rivelata vincente, come dimostrato anche dal programma delle scelte da qui al 2025, che Alessandro ci anticipa: «Continueremo a lavorare sul portfolio vini che, già nei prossimi mesi, si arricchirà di una quindicina di new entry, comprese importazioni di alta qualità. Nel prossimo futuro insisteremo in particolar modo su due fronti, dinamicità e profondità: dopo esserci concentrati sui vini del Centro-Sud guardiamo ora ai vini del Nord e alle grandi denominazioni italiane mentre, tra i temi, c’è in particolare quello del monovitigno, tanto eloquente nel parlare delle potenzialità di ogni singola regione».

Partesa, è bene dirlo subito, si distingue dalle sue concorrenti sul territorio nazionale per la vocazione eminentemente, squisitamente distributiva e consulenziale in un mercato dominato, per lo più, da importatori: «L’idea è quella di invertire la fuga di cervelli o, meglio, di bottiglie, lavorando sul territorio italiano per esercenti italiani con produttori per lo più italiani. Il risultato? Una wine list che è costantemente cresciuta negli anni, allargandosi fino a comprendere, oggi, le etichette di circa 120 produttori, tra Italia ed Europa».
A questo proposito poco importa, anche se all'appassionato di vino invero importa eccome, che lui abbia contribuito attivamente alla finalizzazione dell'importante partnership con Diebolt-Vallois, una delle aziende di riferimento dal punto di vista stilistico della Côte de Blancs, in Champagne, e che, sempre dalla Champagne, già distribuisca Drappier, la più antica Maison dell’Aube.
Quel che conta, almeno ai nostri fini, è infatti che Partesa detenga uno tra i più estesi e brillanti cataloghi dello Stivale e una logistica che può gestire una distribuzione capillare, garantendo un servizio puntuale su tutto il territorio nazionale.

Come? Attraverso la proporzione tra un 53% di agenti e un 47% di venditori dipendenti, e mediante una rete di consegna interna che permette loro di coprire il territorio capillarmente e a più riprese anche nel corso della stessa settimana in un tessuto di oltre 10mila ristoranti, di cui circa 1.600 solo in Emilia-Romagna. Senza dimenticare l’investimento in una digitalizzazione al servizio delle persone, che libera il tempo dalle attività di routine per dedicarlo a dialogo e consulenza e che apre una finestra sul mondo delle cantine partner di Partesa. «Non siamo venditori, ma partner: lavoriamo costruendo relazioni e fiducia», insiste Rossi, «il che ci permette di fidelizzare il rapporto con aziende che, partendo magari, all’inizio, con una partnership regionale, insistono poi per estendere la distribuzione all’intero territorio nazionale come conquistati», continua, «dal nostro stile, che si colloca a metà tra il négoce francese, ovvero protettivo e presente a 360°, anche in materia di scelte di comunicazione, come tramite il portale Partesa for Wine, e una distribuzione di alta efficienza logistica».

Che sia precisamente da questo innesto che Rossi abbia mutuato parte della sua identità, resta una supposizione. Eppure, ce ne si persuade facilmente perché, in sua presenza, e come detto in apertura, si ha la sensazione che tutto sia semplice e accessibile e ciò stupisce a maggior ragione dal momento che ci muoviamo in un contesto, quello di una società affermata a livello nazionale, di conclamata e tangibile complessità. Ebbene, se così fosse deve trattarsi di una complessità che, lungi dal limitarlo, sembra anzi potenziarlo e, non ultimo, permettere una conciliazione che anima nel profondo questo gentiluomo del vino italiano: quella tra realismo e lirismo, pragmatismo e sensibilità.

di Leila Salimbeni
foto di Caterina Errani

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