Scrivono per noi

Chablis e i suoi climats
Erika Mantovan, giornalista pubblicista

A un’ora di macchina da Parigi, quella dello Chablis è una regione viticola tanto complessa quanto piuttosto comprensibile nel suo sviluppo, i vigneti della denominazione sono infatti classificati in quattro livelli: Petit Chablis, Chablis, Chablis Premier Cru e Chablis Grand Cru, nelle ultime due categorie i vigneti sono catalogati secondo un parametro che prende in esame il “gusto del suolo”. Le vigne sono definite “climats”, singole aree che mostrano irrefutabili caratteristiche fisiche e climatiche che, proprio per questi motivi, sono state mappate. Un’analisi che ha attraversato i secoli e che arriva a noi raccontandoci della presenza di ben 47 climats per i vini nati a Chablis, 40 per gli Chablis Premier Cru e 7 per gli Chablis Grand Cru. Porzioni di terra comprese e delimitate dall’uomo che ospitano in questa parte di Francia principalmente lo Chardonnay, l’uva bianca iconica della Borgogna. Mosaici gerarchizzati, le dorsali delle colline sono circondati da molta componente boschiva, e sono sono separate dal Serein, che vede alla sue destra i 7 Grand Cru (Bougros, Le Preuses, Vauderis, Grenouille, Valmur, Le Clos e Blanchot) a differenza degli Chablis Premier Cru, che sono distribuiti su entrambe le sponde del fiume (24 a sinistra e 16 a destra). Una mappatura che parte da lontano, la prima menzione di climat risale infatti al 1537 e riguarda i vini prodotti dall'Abbazia di Pontigny. Un terroir, quello di Chablis, sensibile alle gelate, fenomeni che i piccoli coltivatori contrastano accendendo i fuochi tra i filari dove il suolo è ricco di conchiglie e calcare Kimméridgien, il responsabile dei sentori minerali, tufacei e di muschio che si trovano nei vini. Gelo che si combatte invero dagli anni sessanta, quando si sono creati i primi impianti con stufe piazzati lungo i vigneti Patrimonio UNESCO dal 2015.

Per la produzione, la piramide qualitativa esplicata evidenzia in maniera ineludibile anche le differenze qualitative e le rese, nei Grand Cru si parla di 35-40 hl circa per ettaro, qui le vigne sono basse affinché i grappoli siano prossimi al suolo gessoso e riescano a godere del calore trattenuto durante il giorno. E tra questi sette “grandi” cru, tra i più noti c’è certamente il Valmur, che oltre ad essere quello più centrale della denominazione, con i suoi 11 ettari e la sua disposizione ad anfiteatro, a sud ed a ovest, beneficia di più ore di luce durante la giornata; in egual maniera restituisce sensazioni più fresche e minerali grazie alla parte orientata a nord-ovest. Quanto al suolo, nella parte più bassa si presenta più profondo e bruno mentre resta più magro e bianco nelle sezioni più in alto, in cui riaffiorano le marne. I vini esprimono sensazioni di pietra focaia e di frutta matura rivelando un gusto piuttosto ampio e di buona acidità, accompagnato da sensazioni agrumate e minerali.

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