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Merotto – Il respiro del Prosecco Superiore

Ci sono luoghi che parlano in silenzio, con il fruscio del vento tra i filari, con la luce che cambia volto a ogni ora del giorno. Le colline di Col San Martino, nel cuore della Valdobbiadene, sono tra questi. Qui, dove le pendenze si arrampicano come onde verdi e il lavoro dell’uomo si fonde con la forma del paesaggio, nasce la storia di Merotto: un’azienda che non produce semplicemente vino, ma coltiva emozioni.

Tutto comincia con Graziano Merotto, uomo di vigna prima ancora che di cantina. La sua avventura inizia negli anni Settanta, in un tempo in cui il Prosecco era ancora un racconto locale, una promessa più che un fenomeno. Con umiltà e ostinazione, Merotto ha imparato a leggere la sua terra: ogni collina, ogni esposizione, ogni respiro del suolo. E da allora, quella conoscenza è diventata una lingua madre, parlata attraverso i vini che portano il suo nome.

Nel mondo Merotto la vigna non è un mezzo, ma un fine: un organismo vivo che va compreso e rispettato. La filosofia aziendale poggia su tre pilastri – cura, tempo e verità. Cura nella gestione quotidiana, tra potature manuali e raccolta a mano; tempo inteso come lentezza necessaria alla maturazione e all’attesa; verità come fedeltà assoluta al territorio. È questa visione che dà forma a un Prosecco Superiore capace di emozionare e di raccontare, con eleganza e autenticità, la voce della collina.

Il Prosecco Superiore: un equilibrio tra grazia e precisione

Il Prosecco, spesso associato alla convivialità leggera e spontanea, trova in Merotto la sua dimensione più profonda. Dietro la brillantezza delle bollicine, infatti, si cela un lavoro meticoloso e un dialogo costante con la natura. Le uve Glera, raccolte a mano nei vigneti più vocati di Col San Martino, vengono selezionate con rigore per garantire solo il meglio della maturazione. In cantina, la rifermentazione lenta – secondo il metodo Charmat lungo – permette di preservare la finezza aromatica e la cremosità della spuma, mentre la gestione attenta delle basi dona struttura e armonia. Il risultato è un Prosecco Superiore che coniuga grazia e precisione, equilibrio e carattere. Ogni etichetta – dalla Cuvée del Fondatore Graziano Merotto, sintesi dell’anima aziendale, al Casté Extra Brut, più verticale e minerale – rappresenta una diversa declinazione del paesaggio. È come se le colline parlassero attraverso il vino, restituendo in ogni sorso la loro energia, la loro luce, la loro memoria.

Un’eredità che guarda avanti

Oggi Merotto è riconosciuto come uno degli interpreti più autentici del Valdobbiadene DOCG. Premi internazionali, riconoscimenti e citazioni nei principali concorsi testimoniano l’eccellenza raggiunta, ma ciò che colpisce di più è la coerenza. Nonostante l’evoluzione del mercato e la crescita dell’azienda, Merotto resta fedele alla sua anima artigiana, a quel contatto diretto con la terra che ha sempre ispirato ogni scelta. La sostenibilità è parte integrante di questo percorso: gestione del suolo rispettosa, riduzione dei trattamenti, equilibrio ecosistemico. Un approccio che non nasce da moda, ma da consapevolezza. Perché – come ama dire Graziano – “la vigna è generosa solo con chi la ascolta”.

 La poesia del tempo

Bere un Prosecco Merotto significa entrare in un tempo diverso: quello lento, scandito dalle stagioni e dal lavoro paziente delle mani. È un vino che non urla, ma sussurra. Che non cerca di stupire, ma di emozionare. Nel suo perlage sottile e luminoso si riflettono anni di dedizione, di sogni e di silenzi. Merotto non è solo un nome nel mondo del Prosecco Superiore: è una voce, una memoria viva di come il vino possa essere racconto, identità e gratitudine. In ogni bottiglia, una promessa mantenuta tra l’uomo e la sua terra.


Oggi, mentre il Prosecco continua a conquistare il mondo, Merotto, nel cuore delle colline di Valdobbiadene, ci ricorda che dietro ogni grande bollicina c’è un gesto semplice, antico, umano: la cura per la bellezza.