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Franciacorta
Orazio Vagnozzi, partner e direttore della guida vini di Passione Gourmet

Nel cuore della Lombardia e precisamente in quell’astratto anfiteatro che si estende tra la pianura bresciana fino a lambire la parte meridionale del lago d’Iseo, si trova la Franciacorta. Sinonimo di bollicine prodotte con metodo classico ormai da oltre settant’anni, questo vocato areale oggi comprende circa 3000 ettari vitati e 120 produttori, per un quantitativo di bottiglie che sfiora i 20 milioni ogni anno.

Un terroir particolare, quello originatosi circa un milione e mezzo di anni fa, quando i ghiacciai si ritirarono permettendo al sottosuolo di origine morenica di rivelarsi in tutta la sua straordinaria ricchezza di minerali. Terre che racchiudono diverse unità vocazionali e dipingono un’eterogeneità di terroir che, con la complicità del particolare microclima, garantisce uve sane e mature e vini di ampia varietà sensoriale. Un rigido disciplinare volto a preservare la qualità, bandisce l’uso di macchine per la vendemmia e sistemi di irrigazione, fissando inoltre una sosta sui lieviti non inferiore ai 18 mesi. Per ottenere la presa di spuma il metodo è solo uno, quello classico tradizionale della rifermentazione in bottiglia, che qui, però, viene anche utilizzato per ottenere una pressione di 5 atmosfere anziché 6-6.5 e dare vita all’effervescenza più delicata e cremosa che contraddistingue il Satèn.

Prima Docg italiana interamente votata al metodo classico, seppure oggi vengano prodotti anche vini fermi che ricadono sotto la nomenclatura di “Curtefranca”, la Franciacorta ha una storia recentissima se paragonata a quella di altre zone. Se è vero che se ne trova traccia già nelle testimonianze di Plinio e Virgilio e che il suo nome appare per la prima volta in un’ordinanza del 1277, la vera scoperta di questo areale si ha soltanto nel 1961 e si deve a Franco Ziliani e al suo Pinot di Franciacorta. È la figlia Cristina Ziliani, che assieme al fratello Arturo conduce oggi l’azienda Berlucchi, a ricordare come la prima bottiglia sia nata dopo anni di sperimentazioni, quando il metodo champenoise non era ancora stato sviluppato in Italia, che difettava perfino dei materiali indispensabili alla sua produzione: il vetro delle bottiglie non sopportava la pressione interna facendole scoppiare in cantina, i tappi non avevano sufficiente elasticità e resistenza. Questi, nello specifico furono portati in Italia direttamente da Franco Ziliani, attraverso un rocambolesco viaggio che, però, permise infine a pochi fortunati commensali di gustare il primo Franciacorta, dal perlage e dal gusto perfetto.

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