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Il Brunello di Montalcino
Adriana Blanc, Master Sommelier ALMA-AIS e caporedattrice di Passione Pasta

Il Sangiovese Grosso di Montalcino, meglio conosciuto come Brunello di Montalcino, è uno dei vini italiani più apprezzati, in patria come all’estero. Brunello è il nome anticamente utilizzato per indicare l’uva, identificata decenni dopo come quel particolare clone che è il Sangiovese Grosso. Vinificato in purezza, i vigneti sono coltivati sulla collina dominata dal paese di Montalcino: un’area ristretta che però si compone di un sottosuolo estremamente variegato, che dà luogo a profonde differenze tra un versante e l’altro. Oggi qui sono circa 11 milioni le bottiglie prodotte dalle 250 cantine sparse tra i 4600 ettari vitati, ettari che fino agli anni ’70 costavano all’incirca due milioni di lire –circa 15 mila euro di oggi – e che attualmente sfiorano il milione sebbene sia necessario attendere quantomeno i 5 anni di invecchiamento prescritti prima di poter rientrare dell’investimento.

La storia di questa denominazione è strettamente legata alla famiglia Biondi Santi e in primo luogo a Clemente Santi, che nel 1865 vendemmiò i vitigni impiantati nella Tenuta Greppo, ottenendo i primi importanti riconoscimenti. La vera svolta però si ebbe ad opera del nipote Ferruccio Biondi Santi, nato dall’unione di Caterina Santi con il medico fiorentino Jacopo Biondi, al quale si deve la creazione del primo grande vino toscano moderno. Ferruccio infatti non solo seleziona il clone e lo vinifica in purezza, ma si discosta totalmente da quelle che sono le consuetudini dell’epoca: introduce la selezione massale delle piante, la limitazione delle rese, prolunga il contatto con le bucce e produce vini da invecchiamento; è così che nel 1888 vede la luce la prima bottiglia di Brunello di Montalcino propriamente detto.
L’ultimo grande nome a dover essere ricordato è quello di Franco Biondi Santi, subentrato nell’azienda di famiglia negli anni ’50 e scomparso nel 2013, la cui prima vendemmia risale al 1970. I suoi Brunelli, tra i più apprezzati di sempre, portano una firma inconfondibile; firma che ha in larga parte contribuito a proiettare l’azienda sulle più raffinate tavole mondiali.

È proprio negli anni ’70 che la storia del Brunello di Montalcino si discosta da quella di questa famiglia e si afferma autonomamente. Se l’Italia aveva già vissuto grandi successi nel mondo enologico grazie a nomi altisonanti come quelli di Tignanello, Sassicaia e Monfortino, al Brunello di Montalcino si deve il primato di essere stato il primo caso in cui il successo non era legato al singolo vino, ma all’intera area di produzione. Montalcino viene rapidamente invasa da imprenditori di ogni provenienza, basti dire che tra il 1975 e il 2000 nascono da 5 a 10 nuove cantine ogni anno. Cantine dotate delle tecnologie più avanzate, che man mano hanno spostato l’asticella della qualità un po’ più in alto e hanno definitivamente consacrato il nome del Brunello di Montalcino nel sacro Olimpo del vino.

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