Scrivono per noi

Il giro del mondo nel vino contemporaneo
Leila Salimbeni, giornalista

Come per l'uomo, anche nel vino tutto è incominciato nella Mezzaluna Fertile e precisamente in Georgia, all'interno di un'anfora di terracotta. E benché l'otre fosse, allora, destinato più alla conservazione che alla trasformazione, questa antica sapienza ha fatto proseliti nel lembo più a est di questa nostra Italia, dove sulla riva destra del fiume Isonzo, al confine con la Slovenia, trova oggi la sua fucina più autorevole e più vivace.

E visto che il vino è metodo empirico, quando s'è capito che inibire la rifermentazione fosse più controproducente che incoraggiarla è nato il territorio più emulato del mondo, la Champagne. Alla Champagne sono ispirati i nostrani Franciacorta e i Trentodoc, mentre nella zona del Lambrusco, dopo alcuni "secoli bui" rivive oggi un vivacissimo gusto per l'ancestralismo. Bolle di ben altra fattura e metodo arrivano poi dalle zone del Prosecco, consacrato sull'altare del mercato globale agli imperativi della semplicità e della riconoscibilità.

Tornando presto in Francia, la più grande area di influenza globale s'agita in quel di Bordeaux: un genius loci che, molto pragmaticamente, ha capito di doversi imporre attraverso aziende che sono sempre - ovvero quasi mai - anche Chateaux le cui uve - Cabernet e Merlot, Sémillion e Sauvignon, per lo più - sono capaci di vini inscalfibili e imperituri, tali d'aver ispirato la nascita, venticinque anni orsono, di Bolgheri in Toscana. Sempre alla Francia dobbiamo poi l'ossessione - più che giustificata - del territorio: in particolare alla Borgogna che, del vino, prima di tutto è stata mappa e toponimo. Una gerarchia cartografica che, alla lunga, ha dato lustro, prestigio e proventi anche ai produttori delle zone considerate minori, tanto che oggi si cerca di replicarla, con egual prestigio benché senza la stessa efficacia, anche nelle Langhe del grandissimo Nebbiolo, terroir tra i più vocati dello Stivale.

Dal Rodano arrivano poi leggendari, sensualissimi Syrah, coi quali facciamo volentieri ritorno alle velleità della Toscana contemporanea. Questa regione, infatti, alla straordinaria autorevolezza di Montalcino (col suo Rosso e Brunello) e alla bellezza del Chianti, Classico e non, affianca proprio alcune isole di Syrah e Pinot nero. Impossibile non citare, poi, l'antica vocazione della Valpolicella per l'Amarone, e, tra Francia e Germania, lo straordinario limine tra dolce e salato superato con inarrivabile alterigia dal Riesling lungo il corso di Mosella e Reno. E visto che, non di rado, la storia del vino segue il corso del fiume o le correnti marine, come non citare allora gli espressivi, felicissimi vini della Loira o quelli, intrisi di legno e sale, di Madeira, Jerez e Marsala? Si tratta, del resto, di vini fortificati, quanto agli ossidativi, essenziale diventa allora un viaggio in Sardegna o in Jura. Per chi volesse, infine, saggiare il più puro, libero empirismo, consigliamo un tour in Australia - un nome su tutti: Mornington Peninsula - in Napa Valley, in California, o a Boschendal, in Sud Africa.

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