Scrivono per noi

Il Grignolino nel Monferrato
Erika Mantovan, giornalista pubblicista

Un vitigno antico del Piemonte, che si sviluppa tra Asti ed Alessandria, preferito già dai reali di Casa Savoia, tornato in auge negli ultimi anni grazie alla sua eleganza nel colore e nella sua texture che sfocia in gioventù in un corpo dinamico e croccante, splendido e di grande armonia e pienezza nelle versioni più invecchiate, e che passano in legno, come nel caso del recente progetto Monferace, portato avanti da un gruppo di produttori monferrini. L’uva, epicentro produttivo della città di Casale, si rispecchia nel lusso dei palazzi, piazze, teatri e strade che ripercorrono la storia del vino di questa parte centrale della Regione Piemonte. Difficile da domare, in vinificazione, per via della sua ricchezza di tannini, appare per la prima in documenti del 1249 con il nome di Berbexinis; un nome che deriverebbe da “grignolo”, il vinacciolo, presente negli acini in numero di 3-4, sicuramente maggiore rispetto dal atre cultivar.

Già ampiamente coltivato in epoca medievale, da sempre si è affiancato, per tannini e capacità di invecchiamento al Nebbiolo giacché pare sia stato il primo vitigno citato in Piemonte. Da una recente analisi del DNA da parte della ricercatrice Anna Schneider, si è confermato come l’uva sia figlia del nebbiolo, supportata anche da una similitudine del profilo antocianico delle due uve.

Una ricerca resa possibile anche dallo studio di vecchi cloni ancora oggi coltivati nel casalese.

La strada di questa varietà è tracciata e da ripercorrere, il viaggio si arricchisce con lo studio dei terreni messo a punto dai geologi, che vede la presenza di “marne da cemento” e “marne da cantoni” mioceniche.

Questa loro presenza è datata intorno ai 20, 5 milioni di anni fa, allorquando il Monferrato casalese diventò un’isola con Ozzano Monferrato ad essere la parte bagnata dalle coste. In seguito, con l’innalzamento delle temperature il mare , ritornando sull’isola, portò con sé la pietra da Cantoni, poi largamente impiega nel corso dei secoli per la costruzioni di case, muraglioni e infernot (locali scavati nella pietra dedicati alla conservazione di vini). La parte più bassa del suolo, la più antica, è calcarea e ben presente nei comuni di San Giorgio, Terruggia, Rosignano Monferrato (Uviglie), Terruggia, Cella Monte e Ottiglio. E quel mare diventava sempre più profondo se si andava in direzione di Torino. In seguito, i sedimenti divennero più fini, e verso ovest più argillosi. Al di sopra di queste pietra si depositarono le marne di Mincengo e unità marina note come le Formazioni di Sant’Agata Fossili (tra i 12 e i 5 milioni di anni fa (epoca Tortoniano - Messiniano, che incontriamo nelle Langhe e nella zona del Timorasso). È nell’ultima formazione messiniana dunque che di formarono le colline monferrine. La Pietra da Cantone, risulta dunque una risorsa unica in grado di preservare le colline rallentando l’erosione delle stesse.

 

Fonte: Geologo Alfredo Frixa

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