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Il vino Novello
Adriana Blanc, Master Sommelier ALMA-AIS e Redattrice di Passione Gourmet

Il novello è una tipologia di vino che gode di dignità – e disciplina – propria. È un vino non invecchiato, sottoposto soltanto a un particolare tipo di fermentazione e che, per le sue caratteristiche intrinseche, deve essere consumato nell’arco di pochi mesi. Non invecchia, né prima né dopo. I grappoli infatti vengono lasciati interi e posti all’interno di vasche di acciaio saturate di anidride carbonica. Una tecnica che prende il nome di macerazione carbonica, scoperta casualmente da Michel Flanzy nel tentativo di conservare più a lungo l’uva. Un procedimento molto più veloce rispetto alla fermentazione tradizionale, che preserva pressoché intatto il profilo aromatico dell’uva a discapito di un’estrazione minima di tannini e di quelle sostanze che vanno poi a determinare la “struttura” del vino. Il risultato è dunque un vino leggero e beverino pronto già alla fine di ottobre, che trova il proprio punto di forza in un bel colore violetto vivace e in un profumo semplice, fruttato e vinoso, assai piacevole.

Non ha chissà quali pretese insomma, se non quella, particolarmente poetica, di essere il primo frutto della vendemmia. In Italia sono oltre 60 i vitigni che possono essere utilizzati per questo scopo, con il Merlot a dominare su Cabernet, Sangiovese, Barbera, Montepulciano, Teroldego e Nero d’Avola. Il novello infatti viene prodotto in ogni anfratto dello Stivale, anche se il mercato da ormai diversi anni sembra essersene disamorato. La tradizione è antica, già Columella ci parlava del “doliore” nel I sec d.C, un particolare vino che sostava nelle “celle vinarie” anziché nelle “apoteche”, atte ad ospitare i vini da invecchiamento. Tradizione ancora fortemente sentita in Francia, dove si produce il Beaujolais Nouveau e si celebra il dèblocage, il giorno dell’immissione in commercio, con le “Sarmentelles de Beaujeu”, quattro giorni di festa che prevedono processioni di carriole riempite di tralci di vite in fiamme e cantine aperte fino a notte fonda per assaggiare il vino.

Il “vino d’autunno nostrano” si può acquistare a partire dal 30 ottobre, ma la sua vendita è consentita soltanto fino alla fine dell’anno, quando il D.M. 13 agosto 2012 ne ordina l’interruzione. La stessa normativa stabilisce altresì che il processo di fermentazione con macerazione carbonica dell’uva intera debba riguardare almeno il 40% del vino, lasciando dunque ampio spazio all’interpretazione della singola cantina. Questa infatti, entro i dettami del disciplinare, può aggiungere fino al 60% di vino “tradizionale”, purché sia della stessa annata. Ecco quindi che il mondo del novello diventa ampio e variegatissimo e la necessità di indicazioni per districarsi diventa fondamentale.

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