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Porto: la più grande metonimia del vino contemporaneo
Leila Salimbeni, giornalista

Fattore caratterizzante, oltre alla storia mercantile che fa del Poortogallo, oggi, l'undicesima potenza vitivinicola in termini di export, è la produzione di manufatti inossidabili, anche nell'immaginario collettivo, come il Porto. Per comprenderne la potenza, è d'uopo farsi sospingere dalle rotte imperlate di sale dell'Atlantico da e verso l'Inghilterra e sui flutti, più dolci, del fiume Douro, dove una combinazione di 37 uve a bacca bianca e 51 a bacca rossa tra cui Touriga Nacional, Tinta Roriz, Touriga Franca, Tinta Barroca, Tinto Amarela e Sousão, dà vita al vino più rappresentativo della nazione, tanto che per lungo tempo fu adottato perfino dalla Casa Reale Inglese come vino di bandiera. Col Porto, infatti, si è consumata una delle più importanti metonimie del mondo vitivinicolo contemporaneo, dato che la parte, ovvero il nome della città di Porto, è stata identificata con la totalità, ovvero col "tutto" del vino portoghese, offuscando le specificità della totalità. Il motivo di cotanta rappresentatività affonda nella notte dei tempi, quando ai monaci della città di Lamego fu attribuito, secondo la leggenda, la paternità di un vino allungato con l'acquavite, che avrebbe dovuto  propiziarne la longevità. A ciò si aggiunge quanto accadde nel XVII secolo quando, a causa dell’embargo sui prodotti francesi, col trattato di Methuen fu stabilita una riduzione dei dazi in cambio del libero commercio della lana inglese. Così il Porto divenne uno dei vini prescelti dalla Casa Reale inglese, che prese a considerarne il consumo più patriottico rispetto a quello dei vini francesi e, così facendo, a diffonderne la popolarità. Più tardi, il suo successo venne suggellato dalla straordinaria vendemmia del 1820 che incoraggiò i produttori ad aggiungere acquavite non appena dopo, com'era prassi fino a quel momento, ma addirittura durante la fermentazione. Il vino così ottenuto conservava la sua dolcezza naturale pur aumentando di grado alcolico: una combinazione, questa, che spalancherà definitivamente al Porto le rotte commerciali del mercato anglosassone, e che lo identificherà appunto con Porto: la città donde e dove il vino arrivava dalla Valle del Douro, inizialmente su scenografici barconi, e dove si fermava poi a maturare, anche per decenni, nelle botti delle aziende ubicate al di là del fiume, del quartiere di Vila Nova de Gaia. Oggi, il sistema di produzione e classificazione del Porto è uno dei più complessi al mondo e, dopo la vinificazione che contempla una macerazione di pochi giorni e una fortificazione, mediamente a 19% vol. e 7% alcool svolto più aguardente, si suddivide in quattro stili produttivi - White, Ruby, Tawny e Rosé - invecchiati sia in legno che in bottiglia.

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