Scrivono per noi

Terra dei Re e l'Aglianico del Vulture
Adriana Blanc, Master Sommelier ALMA-AIS e Redattrice di Passione Gourmet

STORIE DI PRODUTTORI: TERRA DEI RE

Nessuna poesia scritta da bevitori di acqua può piacere o vivere a lungo. Da quando Bacco ha arruolato poeti tra i suoi Satiri e Fauni le dolci Muse san sempre di vino al mattino
– Quinto Orazio Flacco

Così sentenziava uno degli autori più celebri della letteratura latina nella sua “Ars Vivendi”, conosciuto ancora oggi per il suo famoso “carpe diem” e per la tematica della fugacità del tempo. Nato a Venosa nel lontano 65 a.C, cittadina ancora oggi appartenente all’odierna Basilicata, si può presumere che questo padre del bien vivre parlando di vino si riferisse a quello che era, ed è tutt’ora, il vitigno principe del territorio: l’Aglianico del Vulture.

Questo antico vitigno di provenienza greca ha infatti trovato alle pendici del Monte Vulture, vulcano ormai inattivo, le condizioni pedo-climatiche ottimali per dare il meglio di sé, come testimonia la sua coltivazione ormai millenaria. A portarne alto il nome dal 2000 è l’azienda Terra dei Re, fondata dalle famiglie Leone e Rabasco nel cuore della denominazione, a Rionero in Vulture (PZ). Un’azienda incastonata tra boschi di castagni e di conifere, dove la parola sostenibilità assume una dimensione concreta grazie ai numerosi impegni intrapresi in questo senso e attestati dal certificato “Friend of the Earth”. Grazie alla fortunata collocazione alle spalle dei Laghi di Monticchio, che generano una brezza gentile e costante, grazie all’altitudine fino a 800 m.s.l.m e al terreno di origine vulcanica, drenante e ricco di minerali, la conduzione in vigna è orientata alla naturalità, senza bisogno di sistemi di irrigazione ed esercitata attraverso un’agricoltura di precisione.

VINI SOSTENIBILI

Il risultato sono vini sostenibili, a basso impatto ambientale, che portano integro l’inconfondibile timbro donato loro da questo nobile territorio. Un territorio volutamente tradotto nel calice, che nel tempo si è conquistato numerosi riconoscimenti tra la critica di settore. Merito anche della collaborazione dal 2018 con un enologo del calibro di Riccardo Cotarella, in grado di domare le asperità di un tannino che per molti produttori del posto resta un grattacapo non di poco conto. Merito della squadra che compone questa azienda e al lavoro che svolge con passione e sacrificio, per esempio vendemmiando durante la notte le uve destinate alla produzione di “Nocte”, in modo tale da sfruttare l’escursione termica e portare in cantina uve al culmine della pienezza aromatica.

Così vedono la luce Nocte e Divinus, i due vini da Aglianico del Vulture in purezza che incantano per precisione ed eleganza, possenza e piacevolezza. Un turbinio di frutti rossi e speziature, sottobosco e richiami balsamici, sapidità e freschezza. Non stupisce, insomma, che Orazio possa essersene sentito ispirato e abbia deciso di dedicare all’Aglianico del Vulture i suoi versi immortali.

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