Scrivono per noi

Trentodoc
Irene Pinardi, collaboratrice di Passione Gourmet

Nel panorama vitivinicolo trentino la produzione spumantistica occupa una posizione di assoluto rilievo nel panorama nazionale e non: al Trentodoc ci si riferisce, infatti, come alla vera essenza del Trentino.

Del marchio collettivo dal 2007, la DOC di Trento esprime la grande passione e la vocazione per un metodo che, non solo nel nome, porta l’impronta tipica di una terra che di attesa e pazienza ha fatto la sua firma: tradizionale.

La scelta di questo processo produttivo nasce dalla perspicacia di un uomo, Giulio Ferrari, che ritrovando condizioni pedoclimatiche comuni alla zona della Champagne, nel 1902 inizia una vera e propria storia spumantistica trentina. Affidata poi alle sapienti mani della Famiglia Lunelli, si rivela l’inizio di una proficua arte di cura e produzione di metodo classico dalla fine bollicina.

Da un lato il freddo proveniente dalle Dolomiti e dall’altro la temperatura mite del lago di Garda generano forti escursioni termiche giornaliere che sommate all’ottima esposizione solare data dalla coltivazione tra i 200 e i 900 m.s.l.m. e al suolo dalle tessiture calcaree e siliciche, garantiscono la perfetta sinergia di terroir.

Ad oggi le 58 case spumantistiche Trentodoc si collocano nei Comuni di superficie vitata della provincia di Trento, ubicati nella Valle dell’Adige, nella Val di Cembra, nella Valsugana, nella Valle del Sarca, nella Vallagarina, e nelle Valli Giudicarie. Qui le uve utilizzate concorrono alla produzione di un vino che esalta ognuna delle caratteristiche dei vitigni di provenienza: dello Chardonnay la longevità, l’eleganza e una forte carica aromatica, del Pinot Nero finezza, struttura e corpo, del Pinot Bianco le note fruttate e del Meunier la capacità di bilanciare le note acide. La vendemmia è svolta manualmente ed è in genere anticipata rispetto a quella di uve legate alla produzione di vini fermi per poterne assicurare il giusto equilibrio tra acidità e zuccheri.

Che sia vinificato in bianco o in rosato, al Trentodoc è conferito l’inconfondibile bouquet dalla paziente permanenza sui lieviti: almeno 15 mesi per il Brut, almeno 24 per il Millesimato e almeno 36 per il Riserva. “Almeno” come da disciplinare, ma tutti i produttori prolungano questa fase per elevarne ulteriormente la qualità. Tra i trend in crescita nel mercato delle “bollicine di montagna” è la richiesta di dosaggio zero (pas dosé o nature), che si somma alle varianti sul tema zuccherino che contraddistinguono le diverse cantine.

La variabilità e il carattere tipico di questa terra si incontra, dunque, in ogni calice. Così identitario e dall’assoluto rigore sensoriale, nel Trentodoc la montagna imprime la propria firma.

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